Quadrante E4 · Europa

Ventinove miliardi che nessuno ci chiederà

Analisiottobre 20263 min di lettura

Il governo ha approvato il documento programmatico di finanza pubblica, che apre il lavoro sull'ultima legge di bilancio della legislatura. Prevede un deficit intorno al 3,5% nel 2027 e circa 29 miliardi di spesa in più per difesa ed energia nel biennio 2027-2028, divisi in parti uguali tra le due voci.

La spesa extra passa per la clausola nazionale di salvaguardia prevista dalle regole europee. Secondo la stampa, Bruxelles ha dato un primo via libera. Ora lo scostamento deve essere autorizzato dal Parlamento a maggioranza assoluta.

Il rilievo del Cartografo

Qualunque sia il giudizio sulla spesa per difesa ed energia, colpisce il percorso della decisione. Il Parlamento autorizza il nuovo debito a maggioranza assoluta, come chiede l'articolo 81 della Costituzione. Ma i margini entro cui decidere li fissano le regole europee, ed è la Commissione a concedere la flessibilità.

Il fondamento classico è l'articolo 11, che consente limitazioni di sovranità per un ordinamento che assicuri "la pace e la giustizia fra le Nazioni". Dal 1973 la Corte costituzionale lo ha letto come base anche per l'integrazione economica europea. Dal 2001 l'articolo 117 vincola le leggi al rispetto dell'ordinamento europeo, e dal 2012 l'articolo 97 chiede l'equilibrio dei bilanci "in coerenza con l'ordinamento dell'Unione europea". Se questo fondamento regga davvero è una domanda che merita un saggio a parte, e ci arriveremo.

Il pareggio di bilancio è entrato in Costituzione nel 2012, con una legge costituzionale approvata da oltre due terzi di entrambe le Camere. Proprio per questo non fu possibile chiedere il referendum confermativo (articolo 138). E sulle leggi di bilancio e tributarie il referendum abrogativo è escluso (articolo 75).

Così le scelte economiche più pesanti si decidono tra governo, Parlamento e Commissione europea, chiunque sia al governo, senza che i cittadini possano mai esprimersi direttamente. Più una decisione conta, meno il popolo ha voce.