La nuova legge elettorale
Giovedì 8 ottobre la Camera ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale: 227 sì, 164 no, dopo tre voti di fiducia. Non è ancora legge. Serve la promulgazione del Presidente della Repubblica, che può anche rinviarla una volta alle Camere, e poi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Se nulla cambia, sarà con queste regole che voteremo alle prossime politiche.
Cosa prevede
- Sistema: proporzionale con premio di maggioranza.
- Premio: 70 deputati e 35 senatori a chi supera il 42% in entrambe le Camere; sotto soglia, proporzionale puro.
- Tetto: al massimo 220 deputati e 113 senatori per la maggioranza.
- Capilista: bloccati, nessun obbligo di alternanza di genere.
- Preferenze: fino a tre, solo tra i candidati dopo il capolista, con alternanza di genere.
- Candidature multiple: ammesse, fino a cinque collegi.
- Premier: ogni lista o coalizione indica il nome proposto, ma la legge richiama gli articoli 67 e 92.
- Soglie: 3% per le liste, 10% per le coalizioni.
- Firme: nessuna o quasi per chi è già in Parlamento, molte di più per i partiti nuovi.
- Fuorisede: si vota dove si è domiciliati da almeno 9 mesi (3 per cure).
Il rilievo del Cartografo
Le preferenze tornano, ma solo a metà: il primo posto di ogni lista resta deciso dalle segreterie. E con le candidature multiple lo stesso nome può comparire in cinque collegi: chi entra al suo posto negli altri non lo decide l'elettore.
Il premier lo indicheranno le liste al momento della presentazione, ma la legge stessa ricorda che il Capo dello Stato resta libero di nominare chi vuole e che i parlamentari restano senza vincolo di mandato. È un nome nel programma, non un impegno.
E poi c'è il dettaglio che dice più di tutto. Chi è già in Parlamento può ripresentarsi quasi senza raccogliere firme, chi non c'è deve raccoglierne molte di più. Le regole del gioco le scrivono i giocatori in campo, e le scrivono per restarci.
Il punto non è che questa legge sia peggiore delle precedenti. È che nessuna legge elettorale, finché l'eletto non risponde a chi lo elegge, può rendere il voto qualcosa di più di una delega in bianco. Ne parlo più a lungo nel saggio "La democrazia che non c'è".