Chi decide quando si vota
Da mesi si parla di elezioni anticipate. A giugno Bloomberg ha scritto che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, valutava un voto nella primavera 2027. La risposta è arrivata il 16 settembre: "Io vorrei arrivare alla scadenza della legislatura". L'8 ottobre ha poi definito "surreale" il dibattito.
La legislatura è iniziata il 13 ottobre 2022 e scade nell'autunno 2027.
Tra le ragioni di calendario si citano i tempi della legge di bilancio, le elezioni comunali e i sondaggi. E una data: dal 14 aprile 2027 i parlamentari maturano la pensione, che richiede quattro anni, sei mesi e un giorno di legislatura.
Il rilievo del Cartografo
Il punto non è se la smentita sia sincera. La domanda vera è un'altra: chi decide quando si vota? La Costituzione fissa la durata delle Camere in cinque anni (articolo 60) e impone di votare entro settanta giorni dalla loro fine (articolo 61). Dentro quel limite, però, la scelta di chiudere prima spetta al Presidente della Repubblica, che scioglie le Camere sentiti i loro presidenti (articolo 88), con un decreto controfirmato dal governo (articolo 89). Nella pratica è un'intesa tra il Quirinale e la maggioranza del momento, di destra o di sinistra.
Il cittadino, in questa catena, non compare. La Costituzione prevede il referendum abrogativo (articolo 75), quello confermativo sulle riforme costituzionali (articolo 138) e quelli sulle modifiche territoriali delle regioni (articolo 132). Nessuno serve a chiedere di votare: si può cancellare una legge o confermare una riforma decisa da altri, non chiudere una legislatura. Le proposte di legge di iniziativa popolare (articolo 71) richiedono 50.000 firme, ma il Parlamento non è obbligato ad approvarle, e spesso restano ferme. Non esiste la revoca degli eletti, non esiste un referendum per sciogliere le Camere.
Altrove qualcosa esiste. In Liechtenstein 1.500 cittadini possono chiedere un referendum per sciogliere il Parlamento. In una decina di cantoni svizzeri gli elettori possono revocare l'assemblea o il governo cantonale prima della scadenza. Sono strumenti rari e usati poco, ma ricordano che il potere di chiudere una legislatura potrebbe stare anche in basso.
Da noi la data del voto resta una decisione presa dall'alto, chiunque governi. E finché sarà così, il voto somiglierà più a una convocazione che a un diritto.